ACCADEMIA MERIDIONALE DI RAGIONERIA
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COMITATO PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEI RAIGONIERI
c/o 10128 TORINO Tel. 011-545668 - fax: 011-5693782 indirizzo e-mail: a.ragazzi@ragionieri.com
Agli ADERENTI al COMITATO A tutti i COLLEGI A tutti gli ISCRITTI alla CASSA Al CONSIGLIO di AMMINISTRAZIONE della A.C.N.P.R. Al CONSIGLIO NAZIONALE Al CONSIGLIO del SINDACATO NAZIONALE Ai SINDACATI TERRITORIALI Alle UNIONI REGIONALI
Torino, lì 24.10.2003
OGGETTO:Riflessioni, osservazioni e quesiti in merito alla Cassa Previdenza Ragionieri e Società Collegate e Controllate.
Il nostro Comitato, avendo esaminato la rivista periodica Ragionieri e Previdenza edita dall'A.C.N.P.R. e l'allegato Bilancio della Cassa al 31.12.2002, nonchè l'intervista del Presidente della Cassa stampata sul n° di ottobre di SUMMA, ritiene di esternare le seguenti osservazioni e i conseguenti quesiti a tutti gli iscritti alla ns. Cassa.
Poichè il suddetto numero della Rivista Ragioneri e Previdenza si presenta come un'edizione "speciale" che celebra i 40 anni della Cassa Ragionieri ed esordisce con l'articolo "Festa grande per l'Autoriforma", il ns. Comitato puntualizza alcune osservazioni in merito.
Dopo l'approvazione della delibera del 7 giugno 2003, relativa alla Riforma della ns. Cassa di Previdenza, delibera che propone la svalutazione delle pensioni di anzianità, il passaggio al sistema contributivo a capitalizzazione pura con l'applicazione di coefficienti di trasformazione del capitale in rendita che elargiranno pensioni da fame ai giovani iscritti, nonchè l'applicazione di contributi di solidarietà ai pensionati, gli aderenti al Comitato e molti altri suoi simpatizzanti , ritengono che non vi fosse proprio alcun argomento da festeggiare con una festa faraonica a Palazzo Brancaccio in Roma, per un'oscuro quarantennio, che se mai evidenzia l'incapacità di quel gruppo di dirigenti a gestire dall'anno della privatizzazione la ns. Cassa di Previdenza.
Evidentemente quel clima di festa che si respirava a Palazzo Brancaccio serviva a quel "gruppo di uomini", agli "illustri ospiti" e "vip" dal morale altissimo, agli economisti di fama che scrivono del loro sapere sulle riviste di categoria, ed ai rappresentanti del Consiglio Nazionale e del Sindacato Nazionale, non era certamente simile a quello dei tanti iscritti alla Cassa che, non invitati, si "curavano mesti le ferite" provocate dalla recentissima riforma approvata e pensavano con rabbia alle coppie degli ospiti che, "stanchi ma felici" si lanciavano in "balli lenti" fino a notte inoltrata.
Poichè in ogni occasione di incontri con gli iscritti venne loro detto che la situazione della ns. Cassa era pericolante, per cui urgeva l'approvazione della riforma, evidentemente non erano comprese nella riduzione delle spese quelle relative alle feste "cosiddette di rappresentanza", dove "quelli che contano" e i loro ospiti fanno festa ad oltranza a spese di tutti gli altri iscritti alla Cassa.
La causa di tanta letizia proveniva forse dal clima di Roma oppure dal detto che quando le cose vanno male conviene "FAR FESTA"?
Tornando ad osservazioni più tecniche in merito alla suddetta rivista e agli allegati (progetto di riforma strutturale e Bilancio della Cassa), il ns. Comitato pone i seguenti quesiti:
1) Perchè si dice che il Progetto di Riforma è stato condiviso dall'intera categoria quando una moltitudine di iscritti è contraria?
2) Perchè quando si parla di coefficienti di neutralizzazione per le pensioni di anzianità non si è avuto il coraggio di allegare la tabella seguente? Anni 58 (41,5%), 59 (36,8%), 60 (31,7%), 61 (26,3%), 62 (20,4%), 63 (14,1%), 64 (7,3%).
3) Perchè non si spiega esattamente che il Patrimonio della Cassa sarà diviso in Patrimonio A e Patrimonio B, e che i due patrimoni saranno alimentati in modo differenziato?
4) Perchè alla relazione sul Progetto di Riforma non si è avuto il coraggio di allegare la Tabella "A" del regolamento di esecuzione, affinchè i giovani possano capire dall'effettuazione di calcoli presunti che la loro pensione sarà notevolmente ridotta?
5) Perchè nel Bilancio allegato non vengono iscritti i prospetti relativi alle "valutazioni" e "rivalutazioni" dei singoli titoli mobiliari in portafoglio? Si ha forse il timore che vengano eseguiti i conteggi della "minusvalenze" al 31.12.2002?
6) Perchè non viene rilevato che nelle spese correnti le "spese per gli Organi dell'Ente" ammontano ad euro 1.585.902 e che con le società Collegate e Controllate arrivano ad euro 1.972.240 annue? (con un incremento del 42,72%) Il rappresentare gli iscritti deve essere un "onore", non un "onere" per la Cassa!
7) Perchè non viene rilevato che le spese correnti, al netto di quelle istituzionali, ammontano solo per la Cassa ad euro 26.581.626 annue, pari ad euro 854 per ogni iscritto e che sommate alle spese delle società Collegate e Controllate si arriva ad euro 31.785.668 annue, pari ad euro 1.023 per ogni iscritto?
8) Perchè alla rivista viene allegato solo il Bilancio della Cassa e non anche quelli delle Società Collegate e Controllate? Al riguardo si precisa che quando si investono in Società collegate e Controllate ben euro 24.827.074 che hanno reso solo euro 403.849, pari al 1,63%, non è certamente sufficiente allegare al bilancio della Cassa due semplici paginette di sommarie informazioni (pag. 30 e 31 del Bilancio). La trasparenza richiesta dall'art. 30 dello Statuto deve essere applicata anche per le società Collegate e Controllate.
9) Perchè nella breve relazione sulla Previra Invest SIM S.p.a. si parla di un comparto di SICAV denominata "New Millennium Previra World Conservative" e non si danno ulteriori delucidazioni? Sarà opportuno al riguardo che gli iscritti chiedano chiarimenti in merito ai Delegati dei vari collegi!
Inoltre il nostro Comitato è venuto a conoscenza che all'ordine del giorno vi è una proposta del Consiglio di Amministrazione di un aumento di Capitale di euro 1.000.000 riguerdante il Capitale Sociale della Previra Invest SIM S.p.a., per cui diffidiamo l'Assemblea della Società (n.d.r. i rappresentanti della ns. Cassa) dall'approvarlo e sottoscriverlo, poichè altrimenti ci vedremo costretti a presentare un esposto denuncia ai Ministeri competenti, alla Corte dei Conti e all'Autorità Giudiziaria.
Il Patrimonio della Cassa deve essere utilizzato "esclusivamente" per scopi previdenziali ed istituzionali, e se le società Collegate e Controllate sono anti economiche, devono essere sciolte con URGENZA e il loro patrimonio deve rientrare alla Casa Madre!
A chiusura dei suddetti quesiti, il ns. Comitato invita tutti gli iscritti "Anziani", giovani e meno giovani, pensionandi e pensionati, ad interessarsi maggiormente ai problemi previdenziali, e per coloro che sono restii, ricordo lo slogan pubblicitario che recita "MA APRITE GLI OCCHI!....".
Nella lettura della relazione sulla "gran festa" del quarantennio, abbiamo rilevato la presenza di un ex-ministro presidente dei Verdi, per cui non vorremmo che alla festa del cinquantennio la ns. Cassa di Previdenza si ritrovasse per analogia al "VERDE"!.
Poichè la ricetta per la nuova previdenza dei Ragionieri Commercialisti citata dal Presidente della Cassa è quella di non puntare ai profitti di breve periodo e di rifuggire da atteggiamenti speculativi, non possiamo far altro che associarsi, e chiedere al "cuoco" di cominciare a metterla in pratica.
Ma al Presidente, ricordiamo anche una regola economica "fondamentale" solo spendendo di meno (non solo nelle uscite istituzionali) si possono risanare i conti della CASSA.
Il Comitato per la tutela dei diritti dei Ragionieri
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COMITATO PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEI RAGIONIERI _____________________
riforma pensione dei Ragionieri OSSERVAZIONI CRITICHE PER UNA RIFORMA DA RIFORMARE
Comitato per la tutela dei diritti dei Ragionieri – Via San Secondo, 17 – 10100 TORINO Telefono 011 545668 – fax 011 5693782 – e-mail a.ragazzi@ragionieri.com
PERCHE' E' SORTO IL COMITATO!
Il Comitato per la tutela dei diritti dei ragionieri è sorto come "Comitato spontaneo" dopo la delibera del Comitato dei Delegati del 22 giugno 2002, che ha congelato le pensioni di anzianità e "svalutato" le pensioni di vecchiaia, fra un gruppo di colleghi del Collegio di Torino con notevoli anni di contribuzione e con parecchi anni di ricongiunzioni e riscatti. Detto gruppo iniziale di colleghi si è successivamente sviluppato con un susseguirsi di adesioni. Il suddetto Comitato, preoccupato dalle notizie allarmistiche provenienti dalla CNPR, in stridente contrasto con le tranquillizzanti notizie e informazioni diffuse in un passato recentissimo, non condividendo la riforma proposta, il conseguente congelamento delle pensioni, la loro svalutazione e la neutralizzazione delle pensioni di anzianità
SI E' PREFISSATO
lo scopo di informare il maggior numero di colleghi sulla necessità di chiarezza che la "grave" situazione della CNPR richiede, oltre che sulle conseguenze derivanti dalla infelice riforma previdenziale proposta: Sono molti i quesiti che preoccupano, si riportano solo alcuni fra i più importanti che richiedono una risposta :
1) Perchè se la situazione patrimoniale della Cassa era così grave non vennero informati gli iscritti negli ultimi anni?
2) Perchè sono state investite in modi così sconsiderati e rischiosi le risorse della Cassa?
3) Perchè se il metodo di calcolo delle pensioni era così "penalizzante" per il patrimonio della Cassa, non è stato modificato radicalmente al momento della privatizzazione?
4) Perchè ancora nel 2001 l'allora Presidente della Cassa, su richiesta di un aderente, rispondeva per iscritto che la nostra Cassa non correva alcun pericolo?
5) Perchè quando la situazione finanziaria della Cassa era già pesante, si utilizzavano parecchi miliardi di vecchie lire per costituire società Collegate e Controllate di dubbia inerenza e redditività, appesantendo maggiormente il bilancio?
6) Perchè al Comitato dei Delegati, in sede di approvazione della riforma, non sono state presentate ipotesi di conteggi di pensioni di vecchiaia e anzianità con le svalutazioni e neutralizzazioni previsti dalla bozza di riforma? 7) Perchè nell'elevazione degli anni di media a 24 anni si vìola la regola del pro-rata previsto dalla legge 335 del 1995?
8) Perchè, oltre alla svalutazione della pensione con l'aumento della media a 24 anni, si sono approvate le assurde percentuali di "neutralizzazione" (dal 45,9% al 7,3%) legate esclusivamente all'età anagrafica e senza tener conto degli anni di contribuzione, che rendono improponibile la richiesta delle pensioni di anzianità?
9) Perchè si è voluto dividere il patrimonio in Fondo A e Fondo B, senza dare agli iscritti la certezza che in futuro il patrimonio del Fondo A garantisca il pagamento della pensione sino all'ultimo interessato?
10) Perchè in sede di riforma si è preferito passare al sistema contributivo a capitalizzazione pura, applicando dei coefficienti di trasformazione del capitale in rendita che offriranno delle pensioni "da fame" ai giovani che si iscriveranno dal 1.1.2004?
11) Perchè, quando i provvedimenti della Cassa svalutano abbondantemente le pensioni di vecchiaia e colpiscono "mortalmente" le pensioni di anzianità, si mantengono inalterati i compensi degli organi rappresentativi dell'Associazione e si mantengono le società, con un numero eccessivo di consiglieri e sindaci, con un pesante aggravio di spese di gestione? (fra Cassa e società collegate, le cariche retribuite sono ben 53!)
12) Perchè la ns. Cassa non vuole riconoscere i 40 anni di contribuzione ed applica la neutralizzazione agli iscritti che li hanno raggiunti e superati?
13) Perchè, a parità di reddito e di anzianità, all'iscritto che è andato in pensione prima della data del 22.6.2002 applica un contributo di solidarietà del 6%, mentre per quello che è andato in pensione dopo tale data applica una svalutazione del 20%?
14) Perchè, dopo i deludenti risultati di gestione degli ultimi anni, i consiglieri, che hanno mal gestito la Cassa, sono ancora in carica?
15) Perchè il Ministero del Lavoro (dopo che il Ministro dichiara che le pensioni di anzianità non si devono toccare) dovrebbe ratificare la riforma, che prevede assurde percentuali di neutralizzazione? (Esistono forse categorie "figlie" e "figliastre"?)
16) Perchè il Consiglio della cassa e i Delegati non hanno accettato la proposta di una Conferenza Nazionale sulla Previdenza, come proposto dal Comitato prima di approvare la nuova riforma?
Per avere una risposta a tutti i suddetti quesiti e per assicurare la dovuta informazione a tutta quella maggioranza silenziosa che è scontenta della attuale confusa situazione della CNPR e della riforma approvata il 7.6.2003, il Comitato continuerà anche in futuro la sua attività, curando anche l'analisi dei Bilanci futuri della Cassa e delle società Collegate.
La creazione di due sezioni(come creare profonde diversità fra i colleghi)
La CNPR, con la riforma previdenziale varata il 7 giugno 2003, ha deliberato la suddivisione del Fondo Previdenziale in due sezioni, una ( la sezione A ) da destinare alla liquidazione della vecchia pensione retributiva ed un’altra ( la sezione B ) da destinare alla liquidazione delle nuove pensioni a capitalizzazione. Ogni sezione verrebbe gestita con autonomia contabile e finanziaria. La delibera è sotto esame del Ministero del Lavoro che la deve ratificare
SISTEMA SISTEMA
Retributivo a capitalizzazione
Contenitore A contenitore B (meglio sezione A del Fondo Previdenza) (meglio sezione B del Fondo revidenza)
òòò òòò
Valido per le quote Valido per le quote che Maturate sino al 31/12/2003 Matureranno dal 1.1.2004
Ogni sistema attingerà le proprie necessità dalle risorse prodotte dal proprio contenitore Contenitore (sezione) A Tutto il patrimonio della CNPR esistente al 31/12/2003 confluira’ nel contenitore A.
Il rendimento di tale patrimonio dovrà garantire il pagamento delle quote di pensione inerenti le anzianità di iscrizione maturate alla data del 31.12.2003 Problemi e perplessità inerenti il contenitore (sezione) A: a) Verifica in merito alla sufficienza del patrimonio Necessità di seria analisi per determinare se il patrimonio che affluisce attualmente nel contenitore + (più) i rendimenti del patrimonio stesso + (più) i contributi integativi - (meno) le spese di gestione di tutta la CNPR ( spese inerenti sia al canestro A che a quello B tranne un imprecisato storno di spese che il Consiglio di Amministrazione si riserva di valutare di volta in volta, e di attribuire esclusivamente al canestro B) è sufficiente per garantire il pagamento delle quote di pensione che sono maturate in capo agli iscritti per le anzianità di iscrizione sino a tutto il 31.12.2003 Punti da chiarire: L’attività della CNPR in questi ultimi anni è defluita in alcune Società che principalmente svolgono a latere l’attività demandata e svolta interamente dalla CNPR In questi trasferimenti è stata trasferita anche della ricchezza facente prima parte del patrimonio ? E se si, quale ne sarebbe la destinazione ? b) affidamento della gestione Se il patrimonio affluito nel canestro A rappresenta la principale risorsa per il soddisfacimento delle quote di pensione maturate al 31.12.2003, risulta estremamente necessario che l’Amministrazione sia obbligatoriamente affidata in modo maggioritario a componenti che abbiano una congrua anzianità pensionistica maturata prima del 31.12.2003. Tutti gli iscritti esclusivamente alla sezione B o quelli aventi esigue anzianità di iscrizione alla sezione A , non avrebbero infatti alcun interesse per le vicende del patrimonio della sezione A ASPETTI PARADOSSALI DEL NUOVO COMPUTO DELLA QUOTA DI PENSIONE MATURATA ALLA DATA DEL 31.12.2003 (contenitore A) a) Pensione di Vecchiaia - periodo di riferimento base pensionabile La CNPR con provvedimento retroattivo, ha modificato gli anni da prendere a base per determinare la media del reddito a cui applicare le percentuali di determinazione della pensione, portandoli dai precedenti 15 a 24. La modifica, è da ritenersi illegittima perché cancella i diritti che ognuno aveva già maturato alla data del 31.12.2003 e li sostituisce con altri il cui valore è esageratamente inferiore (per le anzianità di iscrizione intorno ai 30 anni spesso supera il 20% tant’è che è stato introdotto una salvaguardia che blocca la riduzione al 20%) violando in modo chiaro i principi del pro-rata sancito dalla legge 335/95 b) Pensione di Anzianità La CNPR, con un provvedimento 22 del giugno 2002, non ratificato dal Ministero , aveva improvvisamente deliberato (senza alcuna preventiva discussione nell’ambito della categoria) la sospensione della pensione di anzianità sino al 31.12.2004, (sono stati coinvolti anche i colleghi i con più di 60 anni e con anzianità contributive superiori ai 40 anni ) Il Ministero del Welfare, tramite la sua attività di vigilanza con provvedimento del 3 marzo 2003 ne ha imposto l’immediato ripristino.Ignorando però lo spirito del dettato Ministeriale, la CNPR ha ripristinato la pensione di anzianità ma ha contestualmente introdotto disincentivi aberranti: oltre al taglio di percentuale, variabile ma generalmente riconducibile ad un valore intorno al 20%, già previsto per la pensione di vecchiaia (base di calcolo anche per la pensione di anzianità) è stata introdotta una ulteriore detrazione, variabile in base all’età del soggetto richiedente, che varia dal 7 al 40 % e che addizionata alla precedente determina disincentivi che oltrepassano il 50% Contenitore ( sezione) B Le anzianità di iscrizione che matureranno dal gennaio 2004, determineranno quote di pensione che saranno liquidate con le disponibilità del contenitore B.
Contributi di tutti gli iscritti pensioni a capitalizzazione
Per gli iscritti alla data del 31.12.2003 la pensione sarà obbligatoriamente formata da due quote: ----una quota, relativa alle anzianità maturate alla data del 31.12.2003 (siano esse di 2, 5, 10, 30 o più anni è indifferente) Essa dovrà essere soddisfatta prima con il rendimento, poi con il patrimonio affluito nel contenitore A ----un’altra quota, relativa alle anzianità maturate dopo la data del 1° gennaio 2004, dovrà essere soddisfatta con le quote di capitale versate da ognuno nel contenitore B Problemi e perplessità inerenti il contenitore (sezione) B:
INSUFFICIENZA DELLA NUOVA PENSIONE :
Una ipotesi realistica dell'importo della pensione, determinato con il nuovo sistema contributivo, mette in evidenza la pochezza della sua entità. Essa evidenzia altresì la necessità di sostenere, da parte dell’iscritto, ulteriori oneri previdenziali quali ad esempio accantonamenti forzosi presso fondi appositamente creati.
1) Contributo versato pari al minimo, euro 2.500 annuo, per 35 anni di anzianità contributiva, ipotizzando un rendimento netto del 3% all'anno: calcolo montante individuale: euro 2.500 x 60,46208181 = euro 151.155 pensione spettante a 65 anni: 151.155 x 0,05305 = 8.018 euro di pensione annua, pari ad euro 616 mensili (al lordo delle imposte); pensione spettante a 60 anni: 151.155 x 0,04616 = 6.977 euro di pensione annua, pari ad euro 536 mensili. (al lordo delle imposte);
2) Contributo versato pari ad euro 5.000 annuo, per 35 anni di anzianità contributiva, ipotizzando un rendimento netto del 3% all'anno: calcolo montante individuale: euro 5.000 x 60,46208181 = euro 302.310 pensione spettante a 65 anni: 302.310 x 0,05305 = euro 16.037 di pensione annua, pari ad euro 1.233 mensili, (al lordo delle imposte); pensione spettante a 60 anni: 302.310 x 0,04616 = euro 13.954 di pensione annua, pari ad euro 1.073 mensili (al lordo delle imposte). Eseguendo gli stessi calcoli con riferimento ad una anzianità contributiva di anni 40 si ottiene
Contributo annuo pensione al compimento a.60 pensione al compimento a.65 annua mensile annua mensile 2500 8.701 670 10.000 770
5000 17.426 1.340 20.026 1.540
CONSIDERAZIONI ULTERIORI à J J C.N.P.R. JKJ
à JKJK JKKJL Una riforma epocale di grande peso per la futura organizzazione economica di ognuno, non può essere solamente bisbigliata fra i ‘Colleghi Delegati’, essa va discussa e confrontata dall’intera Categoria (confronta le recenti vicende della Cassa Previdenza Dottori Commercialisti che prima di decidere variazioni analoghe apre il confronto fra la categoria – sole 24 ore di settembre 5, 26 e 27 u.s. ) CONCLUSIONI Riteniamo che vi siano serie ragioni di dubitare della legittimità della scelta operata dalla C.N.P.R. di ampliare "indiscriminatamente" il periodo di riferimento per la determinazione della base pensionabile e di adottare coefficienti di neutralizzazione nella misura espressa dall'ultima delibera del 23 giugno 2003. L'autonomia decisionale di cui sono senz'altro dotati gli enti previdenziali privatizzati conosce, infatti, alcuni limiti inderogabili dettati dal legislatore a tutela degli iscritti che, nella fattispecie, risultano essere stati disattesi. Il legislatore dei 1995, (D.Lvo. n. 503/92) ha introdotto in modo espresso uno specifico limite all'autonomia deliberativa degli enti previdenziali privatizzati, ulteriore rispetto ai limiti generali di ragionevolezza e di coerenza con la natura pubblica dello scopo dell'ente: l'obbligo di rispettare il principio dei pro rata in relazione alle anzianità già maturate. Sebbene la predetta disposizione non riporti espressamente, neanche in rubrica, il termine "pro rata', è evidente che essa intenda rappresentare la sostanza di tale principio, che si ispira alla logica della tutela delle legittime aspettative maturate nell'ambito di rapporti di durata a formazione progressiva, ai fine di non deludere l'affidamento riposto dai lavoratori assicurati nella persistenza delle norme in base alle quali si è andata formando la propria posizione assicurativa e su cui si sono configurate le aspettative di pensione. Tali aspettative sono ampiamente riconosciute non solo dal legislatore, ma anche dalla Corte costituzionale, Poiché, però, è inevitabile che i provvedimenti adottati dai Consigli di amministrazione vadano ad incidere sulla quantificazione delle pensioni da erogare agli iscritti che non abbiano ancora maturato i requisiti per i trattamenti previdenziali, lo stesso legislatore ha imposto il rispetto dei sistema dei pro rata e, dunque, dell'intangibilità della quota di pensione maturata prima dell'intervento modificativo, al fine di garantire il rispetto delle legittime aspettative maturate dagli iscritti. Pertanto, deve concludersi che il principio dei pro rata non preclude tout court l'ampliamento dei periodo di riferimento temporale per la determinazione della base pensionabile, ma impedisce senz'altro che detto ampliamento possa essere preso in considerazione nel calcolo delle quote di pensione maturate antecedentemente alla riforma. Dunque, proprio in applicazione dei principio sopra richiamato è ragionevole pretendere che per le anzianità maturate prima dei 22.6.2002 la retribuzione pensionabile debba essere calcolata assumendo il periodo di riferimento previsto dall'art. 49 dei Regolamento di esecuzione ante riforma, mentre, per le anzianità successive al 22.6.2002, la retribuzione pensionabile debba essere calcolata sul più ampio periodo di riferimento introdotto con la riforma. Il calcolo della pensione dovrebbe essere, pertanto, effettuato secondo un criterio "misto" (analogamente a quanto disposto dal citato art. 13 D.Lvo 503/92). la riforma attuata dalla C.N.P.R. che, nel riformulare l'art. 49 (e, conseguentemente, l'art. 50) dei Regolamento, ha completamente glissato sul punto, omettendo di precisare (come sarebbe stato opportuno) che il nuovo arco temporale di riferimento deve applicarsi unicamente alle maturande anzianità e non a quelle già maturate prima della riforma (come, invece, si è premurata di fare la Cassa previdenziale dei geometri in occasione della riforma attuata dei dicembre 1997, che, nell'estendere l'arco reddituale di riferimento per la determinazione della base pensionabile ai migliori 25 redditi professionali dichiarati negli ultimi 30, ha opportunamente precisato che 'tale calcolo viene effettuato pro rata, con ciò intendendo che le nuove misure saranno applicate in ragione del numero degli anni maturati dal 1998 in poi mantenendo, in un doppio calcolo, il sistema e i limiti di rendimento precedenti"). La riforma attuata dalla C.N.P.R. è poi censurabile sotto l'ulteriore profilo della legittimità dei coefficienti di neutralizzazione introdotti con delibera del 23.6.03. L'art. 50, comma 6, dei Regolamento, nella sua ultima formulazione, recita: "L'importo annuo della pensione di anzíanítà così determinato viene ridotto mediante applicazione del coefficíente di neutralizzazione individuato nella seguente tabella in base all'età compiuta dall'iscrítto senza considerare eventuali frazioni di anno". Età riduzione
Da 58 a 64 da 41,5% a 7,3%
Non sembra che l'autonomia degli enti previdenziali privatizzati possa spingersi fino a giustificare l'adozione di così pesanti misure di abbattimento delle pensioni. Infatti, i coefficienti introdotti con l'ultima delibera dei Comitato dei Delegati (qualora questa venisse approvata senza modifiche dal Ministero dei Lavoro) comporterebbero tagli abnormi alle pensioni - oltretutto già decurtate per effetto dell'ampliamento dei periodo di riferimento -,compromettendo il realizzarsi delle aspettative legittimamente nutrite dall'iscritto e ponendosi in aperto contrasto con il principio di ragionevolezza e di "legittima ponderazione fra le ragioni dell'equílibrio di bilancio e quelle dei destinatarí delle prestazioni previdenzial' (cfr. Corte Cost., sent. n.211/97 AZIONI URGENTI DI SOSTEGNO Alla luce di quanto sopra, è opinione degli scriventi che le legittime aspettative maturate dagli iscritti alla C.N.P.R. siano state gravemente lese dagli interventi operati dall'ente previdenziale nell'ultimo anno. Qualora l'autorità governativa optasse di "ratificare" le modifiche deliberate dal Comitato dei Delegati, le pensioni degli iscritti (e a maggior ragione quelle di anzianità) rischierebbero contrazioni di grave entità, che nessuna esigenza di equilibrio finanziario della Cassa può coerentemente giustificare. E’ pertanto necessario CHIEDEREal Consiglio Nazionale , al Collegio di appartenenza, al Sindacato, ai singoli Colleghi Delegati, di fare tutto quanto in loro potere affinchè il Ministero arresti la scapestrata riforma o comunque perché essa sia rinviata ad un tempo successivo allo svolgimento dei necessari e preventivi dibattiti e confronti all’interno della Categoria Le
azioni
a difesa di un sereno e tranquillo futuro pensionistico sono soprattutto
nelle mani di ognuno !
documenti allegati
R&P N' 1 -2-3/2001 L’Editoriale
La Cassa ha i conti perfettamente in regola”
Dedesidero inviare un preciso messaggio alla platea dei ragionieri ed economisti d'impresa: la nostra Cassa di previdenza ha i conti perfettamente in regola. Di fronte a chi diffonde notizie inesatte circa possibili ripercussioni negative sul gettito dell'ente, dovute ad un calo del flusso di iscritti, rispondiamo che siamo dei tutto sereni e tranquilli, pronti ad affrontare le problematiche afferentí la riforma scolastica e universitaria, nonché quella delle professioni. Un dato aggiuntivo per motivare, al di là delle parole, la nostra assoluta sicurezza? Si guardi ad esempio alla consistenza della riserva matematica: essa è pari a 32 volte l'ammontare complessivo delle prestazioni riferite al 7 994. E, inoltre, al patrimonio immobiliare, valutato a costo storico, nel quale sono ricomprese le cosiddette "riserve occulte". Ciò perché il valore di bilancio è di gran lunga inferiore ai prezzi di mercato. La nostra strategia è stata quella di ispirarci a due criteri fondamentali: quello dell'efficienza nella gestione e quello del consenso degli iscritti. Il risultato è positivo in considerazione deli'equilibrio dei fondo, come emerge dal bilancio tecnico e della solidità dei nostri conti. A fornire un contributo positivo al miglioramento dei conti, infatti, c'è sicuramente da aggiungere il valore dei patrimonio accumulato e, in controtendenza con quanto affermato, l'aumento dei numero degli iscritti che in quindici anni si è pi@ che raddoppiato, superando oggi il numero di 30 mila unità. Un'attenzione particolare è stata, altresì, posta negli investimenti mobiliari ed immobiliari. Osservatori autorevoli e neutrali hanno, "certificato" la consistenza delle nostre argomentozioní. Lo gestione della Cassa di Previdenza dei ragionieri, tra l'altro, è stata promosso dal rapporto elaborato dal Censis dedicato alle Casse privatizzate: a superare ampiamente l'esame, come si ricorderà, sono state le strategie di sviluppo dell'ente sul piano economico ma anche sul fronte previdenziale e sociale. Secondo il Censis nel processo di privatizzazione della Cassa è stato introdotta maggiore efficienza nella gestione del patrimonio mobiliare ed immobiliare. Negli ultimi anni l'ente ha invertito la tendenza investendo il 70 per cento delle risorse all'acquisto dei valori mobiliari e la restante parte in quelli immobiliari. Voglio, infine, dedicare qualche riga al processo di riforma delle professioni. Sono convinto che tutti i professionisti hanno instaurato la concertazione in modo responsabile con il Governo. Dobbiamo però con amarezza rilevare come dall'altra parte qualcuno si sia mosso con una certa superficialità e spesso con posizioni pregiudiziali non tenendo conto in alcun modo delle nostre posizioni. Occorre, invece, un ampio confronto parlamentare senza imposizioni, ma nella ricerca di interessi convergenti.
Luciano Savino ‘OSSERVAZIONI CRITICHE PER UNA RIFORMA DA RIFORMARE’ INDICE: OSSERVAZIONI E CONSIDERAZIONI v perché è sorto il Comitato pag. 1 v la creazione di due sezioni: contenitore A e contenitore B pag. 3 v la sezione della pensione retributiva: il contenitore A pag. 4 - verifica di sufficienza del patrimonio pag. 5 - affidamento della gestione pag. 5 - aspetti paradossali del nuovo computo della quota di pensione gestita dal contenitore A
- pensione di
vecchiaia pag. 6 v la sezione della pensione a capitalizzazione: contenitore B pag. 7 - insufficienza della nuova pensione pag. 8 v considerazioni ulteriori pag. 9 v conclusioni pag. 10 v azioni a sostegno pag. 13 DOCUMENTAZIONE v copia comunicazione Ministeriale del 3 marzo 2003 pag. 14 v articolo editoriale dell’ ex Presidente della CNPR pag. 15
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Riceviamo via E,mail questa lettera pervenutaci in data 8 luglio 2003- e
la pubblichiamo, condividendone i contenuti |
Comitato per la tutela Dei diritti dei Ragionieri,
c/o Studio Ragazzi Aldo - Via San Secondo 17 – 10128 TORINO
Tel. 011 545668 fax 011 5693782 E-mail: a.ragazzi@ragionieri.com
Caro Collega,
Ti invio la presente nota a Te e a qualche altro Collega, scelti casualmente, al fine di diffondere l’ultima iniziativa intrapresa a difesa dei diritti pensionistici dei ragionieri.
Come certamente saprai la Cassa Ragionieri, al fine di garantire la stabilità al sistema previdenziale, ha deliberato importanti modifiche al metodo di calcolo della pensione stessa, deliberando di passare dall’attuale sistema Retributivo al sistema a Capitalizzazione.
Si può essere favorevoli o contrari alla riforma (per tesi contraria cfr De Tilla il sole 24 ore del 17.06.2003 – pag 31) ma occorre riconoscere che comunque essa è stata attuata nel rigoroso rispetto del principio del pro-rata ex legge 335/95 e cioè: i ratei di pensione che matureranno a partire dall’1.1.2004 saranno computati con il nuovo criterio a capitalizzazione mentre per tutti quelli maturati sino al 31.12.2003, rimarrà valido il vecchio sistema retributivo.
La cassa, però, con il medesimo provvedimento di riforma, ha contemporaneamente introdotto forti penalizzazioni alla determinazione della quota di pensione Retributiva rispetto alle anzianità già maturate alla data della delibera (meglio alle anzianità maturate al 31.12.2003).
Sono stati infatti modificati (dando praticamente un effetto retroattivo) gli anni da prendere in considerazione per determinare la media del reddito a cui applicare i coefficienti di rendimento, portandoli dagli attuali 15 (migliori 15 degli ultimi 20) a 24.
Con la predetta riforma il calcolo delle quote retributive della pensione di vecchiaia (importo base anche per la determinazione di quella di anzianità) subisce una decurtazione che per le anzianità dai 30 anni in su possono raggiungere il tetto del 20% (limite di salvaguardia per i tagli delle pensioni di vecchiaia ).
Nel caso poi delle pensioni di anzianità, le quote di pensione maturate al 22.06.2003 subiscono un ulteriore taglio, in funzione dell’età del soggetto, che varia dal 7,3% al 45,9% , che possono determinare tagli che variano a seconda dell’età del soggetto dal 27,3 al 65,9%
Secondo rapidi conteggi, nel caso della pensione di vecchiaia, la quota di pensione retributiva maturata ante modifihe, da parte di un soggetto con anzianità intorno ai 35/40 anni (quindi un soggetto con età tra i 60 e i 64 anni) subirebbe una decurtazione annua (calcolando tutto in vecchie lire) pari a:
10 milioni per una pensione annua di circa 50 milioni secondo le vecchie regole
15 milioni per una pensione di circa 75 milioni secondo le vecchie regole
Ovviamente le decurtazioni nel caso della pensione di anzianità (il cui calcolo base è identico a quello della pensione di vecchiaia) verrebbero ulteriormente incrementate delle percentuali di cui sopra determinando tagli complessivi iniqui.
Anche per questi motivi, alcuni Colleghi, principalmente di Torino, hanno formato un Comitato spontaneo a difesa dei diritti quesiti e, relativamente a questo argomento, hanno iviato al Ministero del Lavoro (Autorità che deve ratificare la delibera della Cassa) l’esposto che Ti allego.
Nel caso Tu volesssi ulteriormente collaborare , potresti estendere questa nota ad altri Colleghi della Tua Circoscrizione.
Con sincero senso di Colleganza
Rag Aldo Ragazzi